Il paradiso in terra.

Una delle caratteristiche della cultura contemporanea è quella vorrei chiamare “immanentizzazione della trascendenza”.

Nel post precedente ho affermato che la contemporaneità è il tempo della secolarizzazione, ma ho anche ricordato come lo stesso Nietzsche avesse messo in guardia circa le conseguenze della morte di Dio, evento traumatico  che priva gli uomini dei loro punti di riferimento e che può essere “inficiato” dalla creazione di una serie di “idoli”.

Bene, questo è proprio quanto, a mio avviso, è avvenuto durante il processo di secolarizzazione che ha interessato la cultura occidentale, in particolare a partire dall’illuminismo.

L’illuminismo è stato il primo movimento culturale che, in nome di una ragione umana concepita come autosufficiente, ha messo radicalmente in dubbio l’esistenza di Dio e di una realtà metafisica.

La negazione dell’aldilà, però, non è andata di pari passo con l’accettazione della realtà materiale con tutti i suoi limiti e con l’accettazione, da parte dell’uomo, della propria finitezza, proprio perché, inconsapevolmente, nel momento stesso in cui l’uomo si accingeva ad uccidere Dio, iniziava la costruzione degli idoli che l’avrebbero sostituito.

Mentre metteva in dubbio, o addirittura arrivava a negare l’esistenza di Dio e dell’aldilà, la cultura illuminista si premurava di proporre agli uomini la costruzione del paradiso in terra; un paradiso che, ovviamente, non poteva essere sperimentato subito, ma che doveva essere costruito collettivamente, da tutti gli uomini, nel futuro. Di qui l’incrollabile fede illuminista nel progresso, che avrebbe, prima o poi, consentito agli uomini di sconfiggere l’ignoranza, la miseria e la malattia.

Questa è quella che io chiamo immanentizzazione della trascendenza: la tensione dell’uomo verso l’Assoluto e la Totalità, è stata sostituita da quella verso l’infinito (cioè una realtà che deve sempre ancora essere costruita) o la perfezione; il rapporto “verticale” tra l’uomo e Dio è stato sostituito da quello “orizzontale” tra l’uomo e la realtà fisica, e anche tra l’uomo e se stesso.

La trascendenza è stata immanentizzata, rinchiusa nella realtà materiale: non appena ha eliminato Dio, l’uomo ha cominciato a cercarlo non più nell’aldilà, ma nell’aldiqua.

Ma questa è una ricerca evidentemente impossibile e disperata! Di qui tutta una serie di conseguenze negative, anzi, di vere e proprie tragedie: dalla nascita dei regimi totalitari, alla divinizzazione del capitalismo e del mercato, con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Che fare per rimediare a questi errori? Cancellare tutta la cultura moderna e tornare al medioevo? Oppure decidersi ad eliminare definitivamente ogni tensione verso l’Assoluto? Ma, al di là delle convinzioni intellettualistiche, quest’ultima ipotesi è concretamente praticabile?

 

 

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