Assoluto e individualità.

In un saggio pubblicato in Italia nell’aprile di quest’anno dalla casa editrice Ponte alle grazie e intitolato “Teoria della dittatura, perché non siamo più liberi” il filosofo francese Michel Onfray propone, attraverso una rilettura del celebre romanzo di Orwell, 1984, una sorta di “ricetta” delle dittature moderne, individuando alcuni ingredienti essenziali di ogni moderno regime totalitario e, in questo modo, fornendo anche una sorta di “kit teorico” per riconoscere se il regime nel quale si vive possa essere considerato democratico o no.
Nel terzo capitolo, Onfray individua sette “comandamenti” comuni ad ogni dittatura e una serie di principi ad essi connessi. Del primo “comandamento” di ogni regime totalitario: “negare la libertà”, fa parte, secondo il filosofo francese, il seguente principio: eliminare la solitudine. Per spiegare cosa significhi, Onfray usa una citazione presa direttamente da 1984. Un membro del Partito, guidato dal “mitico” (è proprio il caso di dirlo, visto che tutti sanno che esiste, ma, nonostante la sua onnipotenza e onnipresenza, nessuno lo ha mai visto di persona, né sa esattamente chi sia) Grande Fratello, così esprime la necessità, da parte del Potere, di sopprimere la vita individuale:
“L’individuo ha potere solo nel momento in cui comincia a non essere più tale […]. Quando è solo, cioè libero, l’essere umano non può che perdere. È così per forza, perché ogni essere umano è destinato a morire, La sconfitta più grave di tutte. Ma se riesce a compiere un atto di sottomissione totale, se riesce a sottrarsi alla propria identità, se riesce a fondersi con il Partito fino a ESSERE il Partito, allora diventa onnipotente e immortale».
Rinunciare a se stesso per diventare immortale. Rinunciare alla propria identità e FONDERSI con il Partito, o lo Stato, o la Nazione….o anche con l’azienda, il lavoro… Rinunciare alla propria limitata ed angusta identità sembra essere l’unico modo possibile per sfuggire alla morte: la negazione di tutte le negazioni, il limite di tutti i limiti.
Anche nel cristianesimo è insito questo rischio. Non si dice forse, nel Padre nostro: “sia fatta la Tua volontà”? E rinunciare alla propria volontà, ai propri desideri, al proprio piacere, per fare la Volontà del Padre, non è forse l’unico mezzo che il cristiano ha per salvarsi? “Se il seme non cade a terra e non muore, non porta frutto”. Morire a sé stessi, sacrificarsi a Dio è, quindi, già per il cristianesimo, l’unico modo per ottenere la Vita eterna. Non è quindi già inscritta nel cristianesimo la radice di ogni totalitarismo? Anzi non è il cristianesimo, in sé, strutturalmente, ontologicamente totalitario? Forse i totalitarismi moderni non sono altro che la versione secolarizzata del cristianesimo: per questo ogni ideologia totalitaria ha una componente fortemente religiosa.
L’ideologia non richiede ragionamento, anzi, lo aborre. L’ideologia richiede FEDE. Fede cieca, assoluta e incondizionata, al di là di ogni prova e di ogni fatto, al di là dell’evidenza e, se necessario, CONTRO L’EVIDENZA.
Ma è proprio vero che, per ottenere la vita eterna, bisogna rinunciare a se stessi? E se la soluzione fosse, invece, proprio il contrario?
Se la Volontà di Dio altro non fosse che la piena realizzazione di ogni individuo?
Se l’infinito fosse non contrapposto e al di là, del finito, ma PRESENTE NELLA SUA INTIMITÀ? Se l’unico modo di raggiungere Dio fosse, come diceva Sant’Agostino, quello di rientrare in se stessi?
Allora il cristianesimo potrebbe rivelarsi come il più potente antidoto a qualsiasi forma di totalitarismo, a qualsiasi forma di annullamento dell’individuo e di dominio su di esso. Perché, se il Paradiso esiste, è la contemplazione di Dio e la comunione dei santi. Una contemplazione che, però, non acceca, e una comunione che non dissolve. Perché Dio ci ha chiamato AMICI e ci ha chiamato PER NOME. Perché OGNI UOMO È IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO e questo significa che l’identità di ognuno rimarrà intatta anche nella comunione dei santi, anche quando Dio, sarà tutto in TUTTI, perché Dio stesso vive nell’identita’ di ognuno. In quella unità, mistica e irrealizzabile nell’al di qua, Io sarò in Dio e negli altri, senza cessare di essere me stesso, così come gli altri e Dio saranno in me, pur rimanendo loro stessi. UNITÀ NELLA MOLTEPLICITÀ E MOLTEPLICITÀ NELL’UNITÀ. L’assoluto si manifesta e vive attraverso il limite e la differenza, attraverso l’individualita’, non attraverso la sua soppressione.
Questo, a mio avviso, il lascito più grande del pensiero cristiano.

 

2 pensieri su “Assoluto e individualità.

  1. Ho letto volentieri l’articolo, che mi è piaciuto. Circa Onfray devo dire che fatico ad inquadrarlo, da sempre: qui mi pare un poco ribelle (benissimo!) nei confronti del tremendo concetto rousseauviano della “volontà generale”, foriera di sciagure. Circa la visione del cristianesimo, nel rapporto con la libertà… ho imparato qualcosa. Non sono un esperto.

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    1. Ciao Edoardo, grazie mille per il tuo commento. In effetti Onfray, di cui sinceramente questo è il primo libro che leggo, da quanto ne so è abbastanza fuori dagli schemi. Lui si autodefinisce anarchico e socialista libertario. Da quanto ho letto in questo libro e in alcuni articoli trovati in rete i suoi modelli di riferimento sono Proudhon, Camus, Orwell… È uno che, anche dal punto di vista politico, non solo ideologico, è difficilmente inquadrabile, anche per le scelte controverse che ha spesso fatto. Sicuramente è contrario al marxismo e al socialismo e comunismo e socialismo marxista, così come al fascismo e a tutte le ideologie anche solo potenzialmente totalitarie, tra cui, se ho ben capito, anche il capitalismo neoliberista da cui derivano, mi sembra che sia questa la sua tesi, i trattati di Maastricht e, quindi, l’attuale UE. All’inizio del libro l’Europa di Maastricht viene definita esplicitamente come un regime totalitario. Su questo non sono molto d’accordo, però, sicuramente, è un libro che fa riflettere. Io penso che il suo vero obiettivo polemico sia l’ideologia iper relativista e iper individualista del socialismo progressista oggi dominante. Su questo, invece, sono pienamente d’accordo.

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